SIFILISTRATA  

Posted by Sua Ebbrezza Tazzone in

SIFILISTRATA

Ricevo dal Senatore del S.O.A.V. (Supremus Ordo Agri Vercellensis) ANACREONTE la comunicazione che riporto integralmente:

“... sfogliando delle vecchie carte mi è venuta in mano questa, concedetemelo, eccellente espressione di sano spirito Goliardico che gli amatissimi Fratelli Enos Longus ed Erminio Rapax hanno generato nell'ormai lontano ano 1969 + 15.

Ebbene si ... sono passati 25 anni e la ricorrenza merita di essere giubilata!!!

Sono lieto quindi farti dono di questa edizione di “Sifilistrata" arricchita dai commenti e dalle note originali degli autori e chissà che una volta o l'altra non si riesca a metterla in scena.”


Ringrazio l’amico Anacreonte per il generoso dono che ha avuto la gentilezza di farci, dando così giusta diffusione all’Opera.


Tutti i testi che seguono provengono dagli archivi del Supremus Ordo Agri Vercellensis cui si riferisce il blasone della foto.



NOTA CRITICA

Si tratta di un’opera originale, dovuta all’estro creativo di due Goliardi Vercellesi, Aerminius Rapax, al secolo Enzo Barone, ed Enos Cestisticus, al secolo Enzo Mo.

A cominciare dall’antefatto, rocambolesche sono le circostanze che permettono il ritrovamento di un antico manoscritto. Alcuni goliardi, in viaggio di istruzione ad Atene, trovano in un recesso dell’Acropoli un cofano contenente un autografo che risultera’ essere nientemeno che di Aristofane, che, stufo della censura dei suoi contemporanei, affido’ ai posteri in questo modo la prima versione di quella che poi verra’ conosciuta con il titolo di Lisitrata, non mancando, in segno di spregio, di saturare lo scrigno con densi e persistenti effluvi intestinali. Il manoscritto verra’ poi tradotto e reso in metrica dai due autori.

La vicenda si svolge ad Atene, nel 469 avanti Cristo. Le donne dell’Ellade ne hanno abbastanza di guerre fratricide che, oltre ad apportare lutti e rovine, le privano degli affetti piu’ cari e se ne lamentano .....”L’uccello possente di ogni marito sollazzi la fica al posto del dito, la fava nodosa di ogni consorte spalanchi ad ognuna del culo le porte ....”. Sifilistrata, la protagonista dell’opera, donna ateniese, vuole risolvere il problema e raduna le donne di Sparta e di Tebe: “ ... Oh donne ... unitevi insieme, la guerra e’ il flagello che vi nega il seme...” inveendo, allo stesso tempo, nei confronti delle mire espansionistiche e di potere del Re: “.... Nella sua nobile testa di cazzo annida un pensiero da folle, da pazzo, in quanto lui vuole il dominio assoluto su ogni puttana, su ogni cornuto...”.Viene proposto da Sifilistrata un progetto per far cessare le continue guerre: tutte le donne di Grecia dovranno negarsi ai loro uomini: “... Cosi’ che pensando al nostro rifiuto, ritrovin quel senno in battaglia perduto, ritiri la spada il guerrier poderoso, se ancor vuol sfogare lo membro voglioso....”;Lambliasi, rappresentante delle donne spartane, e Culofica per le donne di Tebe, accettano di assecondare Sifilistrata e tornano alle rispettive citta’ per organizzare la rivolta.

Quando i soldati tornano dalla pugna vengono respinti in malo modo, e, anche a causa della lunga astinenza, sono disperati. Le notizie che arrivano dalle altre citta’ della Grecia sono altrettanto preoccupanti; l’Ellade tutta nega i piaceri del talamo ai maschi, come annuncia un araldo: “.. Da Sparta son giunto con tristi novelle, le piazze son piene di donne e pulzelle, son stufe di guerre, battaglie e tenzoni, si chiudon la fica ci negano i doni..”.

Sara’ la stessa Sifilistrata a spiegare ai guerrieri il motivo del rifiuto “.. siam stufe di vedervi armati sulla biga, percio’ calammo tosto il sipario sulla figa...” e , confermando che tutte le donne sono d’accordo a continuare nella protesta, ammonisce gli uomini: “ ... se hai vostri sensi, o maschi, volete dar piacere, ficcatevi l’un l’altro li cazzi nel sedere...”.

Di fronte a questa minaccia gli uomini finalmente cedono, e decidono di ammutinarsi al Re “...abbiamo capito la vostra lezione, il re vada in culo, quel vecchio coglione..... se il re vuole Sparta nemica di Atene, che parta da solo nessun lo trattiene....”.Tutti esultano, soprattutto Sifilistrata: “....Esulti l’olimpo, si canti si rida, la solida unione di donne in combutta, ha reso un servigio all’Ellade tutta, a Tebe ed a Sparta inviato sia un messo, che porti notizia del nostro successo, ..... dichiaro finiti i duri ricatti, e tutti si torni a chiavar come matti...”. Le donne, raggianti, cantano in coro: “....e i sovrani senza cuore che diman verranno al mondo, sappian sempre che l’amore, resta il bene piu’ giocondo...”.

L’invocazione poetica di Tignesia, grande guerriero ateniese, conclude l’opera: “... oh fica degli dei capolavoro, oh nobil delicato augusto foro, dal pelo vellutato e riccioluto, che imberbe al lupanare ho conosciuto, giardino per il ludo piu’ gioioso, ritorni alfine al membro mio voglioso....”.


Seguirà a breve il testo dell’intera opera con le note apposte dagli stessi autori.



Sabato 17 gennaio 1969 + 40





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